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03 LUGLIO 2009

EDITORIALE: L’AEROPLANINO E IL SUO CAPITANO DI BORDO

 

Palla sulla fascia. Lui l’accarezza con l’esterno del piede e salta Giunti in maniera troppo facile,con irriverenza quasi. Si accentra e senza guardare la porta,lascia partire un pallonetto. Sebastiano Rossi si allunga,sfruttando tutti i suoi 193 centimetri. Il tentativo è disperato ed inutile. La palla passa e si insacca quasi all’incrocio dei pali. L’Olimpico esplode in un mix di gioia e stupore. Roma-Milan 1 pari. Totti è il primo a correre dietro a quel numero 9 e strattonandolo come un pazzo,gli urla “Ma che gol hai fatto?? Che razza di gol ti sei inventato?”. Questo è il più bel gol che i tifosi della Roma ricorderanno quando gli nomineranno il nome di Vincenzo Montella. Ha detto basta con il calcio,perchè il suo fisico non gli permetteva più di essere un cecchino infallibile sotto porta,e perchè giocare un’intera partita era diventato impossibile. Ci lascia sportivamente un grandissimo giocatore,un uomo fantastico che nel 1999 sposò il progetto Roma e,tranne la parentesi doriana, non lo ha mai abbandonato. Lui,napoletano di Pomigliano d’Arco,si sente romano a tutti gli effetti. Questo è facile per chi veste la maglia giallorossa per parecchio tempo. Ci si immedesima,diventa una seconda pelle. Ci si sacrifica per lei. E questo Vincenzo l’ha sempre fatto. Era uno dei reduci di quella cavalcata gloriosa che ci ha portato alla conquista del nostro terzo scudetto. Insieme a Totti. Simbolo e più di una squadra. Simbiosi perfetta del tifoso e del giocatore della Roma. Le parole dell’avvocato Irti sono sicuramente inacettabili e vanno catalogate come effetti indesiderati dei colpi di sole. L’estate a Roma è torrida quando non diluvia,e per chi non indossa cappelli di protezione, i raggi solari possono essere cattivi amici. Attaccare Totti non è da grandi tifosi della Roma,come lui si è professato giorni fa. Significa solo attaccarsi al filone di pensiero del Nord che lo hanno sempre attaccato per non averlo mai potuto ammirare sui loro campi. Di certo per un avvocato che sta guidando un gruppo come quello di Fioranelli,all’acquisto della società giallorossa,rilasciare certe dichiarazione su Totti era l’ultima cosa da fare. Un clamoroso autogol. Nemmeno la più folle stategia spiegherebbe una scelta simile. Ma ormai la confusione è totale. Ci si può aspettare di tutto. Ma credo che al ridicolo ci siamo arrivati.

Tornando a Vincenzo Montella,non posso che ringraziarlo per tutti gli urli che mi ha strappato,per le esultanze che mi ha regalato,e per tutti i voli che ho visto negli ultimi anni,pur vivendo lontano dall’aeroporto. Si dedicherà ai più giovani e chi meglio di lui saprà trasmettere la voglia di fare pallone a dei giovanissimi ragazzi che penderanno dalle sue labbra,memori di un illustre passato di un numero 9 che la storia della R0ma non dimenticherà mai.

“Vincenzo Montella…..eeee….ooooo…Vincenzo Montella…..eeee…oooooo”

                                                                                                                      Andrea Di Carlo

EDITORIALE DEL 30 GIUGNO 2009

 

EDITORIALE: IL VASO DI PANDORA

 

Ora basta. Ora B A S T A ! Trattando la questione della cessione della Roma ho sempre voluto mantenere un profilo cosidetto basso, facendo il cronista,riportando mie impressioni e a volte sdrammatizzando il tutto con articoli spiritosi che in maniera soft spiegavano l’evolversi della situazione. Fino a questa mattina. Ora non credo di poter andare avanti scrivendo e raccontando come se nulla fosse perchè la trattativa con Fioranelli non si conclude. No. Perchè le parole di un luminare della giurisprudenza italiana come Nicola Irti,figlio di un’isitituzione come il papà Natalino, non possono passare in secondo piano perchè smentite da Vinicio Fiornelli in serata. Eh no. Io non lo faccio. Perchè dopo 6 mesi di trattativa qualcuno si è degnato di dirci finalmente cosa sta succedendo,si è degnato di considerarci come persone interessate e a chiare lettere ce lo ha fatto capire,con paroli forte e nette: LA ROMA NON LA VOGLIONO DARE A CHI è ONESTO E LA PUò FAR DIVENTARE GRANDE. Punto. Fine. Non aggiungete altro. Non vi inventate nient’altro.Non vi inventate niente perchè il tifoso della Roma lo sapeva sin dal’inizio,appena saputo che la questione sarebbe stata decisa dalle banche,che sarebbe stato oggetto di schifosi giochi di potere,di persone che non badano al bene della società,ma solo ai loro interessi. L’avvocato lo ha detto: “Abbiamo tutto, soldi e garanzie, perchè non si chiude?”. Già. Perchè non si chiude me lo dite.Datemi un motivo vero. Noi ci siamo veramente stufati,siamo esausti. Noi nella nostra storia abbiamo sempre sofferto,abbiamo sempre amato la nostra squadra anche in maniera esagerata per molti,ma lo abbiamo fatto a prescindere dal valore dei giocatori in campo. Tranne pochi presidenti, siamo stati sempre relegati ai margini delle vittorie,dei soldi messi a disposizione da sponsors e dei ricavi dei diritti televisivi. Da innamorati veri però abbiamo sempre sognato e voluto una grande squadra per realizzare i nostri sogni sportivi sul prato dell’Olimpico e in Europa. Ed Ogni Volta (notare bene le maiuscole),Ogni Volta qualcuno si avvicinava alla Roma per prenderla e portarlà lì,sul tetto del mondo,per riportarla alla sua antica posizione che la storia gli ha dato,da dominatrice indiscussa,da centro del mondo,da caput mundi,veniva allontanato e spacciato come un fantasma,come uno speculator borsistico. Prima Russi,poi Americani e ora Svizzeri. Ma veramente ci volete prendere in giro così? ma io dico.. cari Pippo Marra,Geronzi,Profumo,Cardia e compagnia cantante…ma veramente ci credete dei cretini,manovrabili ad ogni schiocco di dita, impotenti davanti a tutto questo,inermi nel prendere mazzate senza poter ricambiare il colpo ricevuto. Forse si. Forse fino ad ora è stato così. Ma sappiate che ogni vaso non tiene acqua all’infinito,che sempre e per sempre la fisica ci dice che la più piccola goccia d’acqua può far rovesciare tutto il vaso. E vi posso assicurare che questa volta non avete versato una semplice goccia, ma un vero e proprio oceano,a raffreddare i sogni di gloria di un popolo che merita il meglio,a sbeffeggiarci come sotto tiro di un gavettone estivo per i giocatori che avremmo voluto vedere nella Roma l’anno prossimo. ORA BASTA! E se avete qualche santo in cui credete,stanotte pregate che il vaso che avete rotto,colorato di amore e passione giallorossa, non sia più devastante del vaso di Pandora. Stavolta in maniera civile e sottolineo civile,ci faremo sentire,e con i mezzi a nostra disposizione ci metteremo in campo,con la maglia della Roma,a giocare questa partita. Non vogliamo finire in mani a banchieri senza scrupoli che amministrino la nostra squadra come un’azienda vinicola. Non lo permettermo mai. Saremo esagerati. Si e ne andiamo fieri. A noi toglieteci tutto, ma non la Roma.

Andrea Di Carlo

EDITORIALE DEL 26-GIUGNO 2009

 

EDITORIALE: FIORANELLI SI’ FIORANELLI NO…

 

Ci eravamo lasciati Venerdì scorso tutti in attesa del comunicato ufficiale che attestasse in maniera netta il passaggio della A.S. Roma nelle mani di Vinicio Fioranelli. Eravamo tutti insieme in un salotto virtuale,con bottiglie di champagne pronte,bicchieri colmi fino all’inverosimile,facce sorridenti e sognanti,tra un Drogba e un Torres. Più passavano le ore più quei sorrisi si facevano sempre più forzati,come se si dovesse fare la parte di chi è tranquillo e deve per questo tranquillizzare gli altri a tutti i costi. “Non vi preoccupate,se non è stasera,è domani all’apertura della borsa”. Si è passati dallo spumante al cappuccino ma nulla è cambiato. Anzi. Molti di questi cappuccini si sono rovesciati sulle tavole. Qualcosa cominciava a scricchiolare. La parola fine non arrivava,indiscrezioni pessimiste cominciavano a prendere molto terreno, lo psicodramma “Soros” era tornato ad aleggiare sul popolo romanista. “Mancano i soldi!” “No i soldi ci sono e da parecchio tempo”. Allora qual’è il problema? Tempi tecnici per operazioni bancarie molto complesse. Aria fritta per noi. Bloccati sin dall’inizio nel sognare di nuovo un mercato da protagonisti. Si è detto di tutto e di più,concendendo proroghe,passando dal si chiude in poche ore al Fioranelli sempre più lontano,abbandonato da qualche socio spaventato forse dal dover presentare la certificazione di provenienza dei soldi. Tutto di più del più. Fino a ieri. Comunicato Italpetroli: Fioranelli è out. Così si scrive. Così si vuol far intendere. Poco dopo Fioranelli chiama il Corriere dello Sport urlando nella cornetta che la Roma sarà sua e che è solo questione di tempo. Quanto? é solo questione di ore o bisogna sbloccare qualcosa. Soldi? Per caso bisognerà aspettare forse il 1 Luglio per la validità del cosidetto “scudo fiscale”,ovvero la possibilità di chi ha portato all’estero somme ingenti di soldi illegali,di poterli immettere nuovamente nel mercato nostrano senza inciampare in procedimenti penali e civili. Questo si mormora e forse Fioranelli non fa nemmeno tanta bella figura. Però….però…se Volcher Flick è l’unico socio ed è un rispettato ristrutturatore di bilanci di banche, può un uomo così dover aspettare un evento del genere,lui che li dovrebbe combattere? No. Si Spera. E allora? Cosa ci nascondono. Noi non siamo considerati nella vicenda. Mai interpellati,trattati a comunicati e rumors. La verità è che è sicuro che l’accordo di massima tra la Sensi e Fioranelli ci sia,con l’ok di Mediobanca. Ma tutto ciò ad Unicredit sembra non andare bene. Perchè? Non si sa. Allora è finita. No è dentro. Ci vuole tempo. E non vi preoccupate. Tanto già da oggi ci faranno tornare sulla nostra altalena,gioco che ho lasciato da bambino,e che non volevo riprovare con questa sensazione di nausea,sentendo al posto del rumore del vento,sempre e solo…..Fioranelli si..Fioranelli no…

Andrea Di Carlo

EDITORIALE DEL 23-GIUGNO 2009

EDITORIALE: LE CERTEZZE SULLA NON CESSIONE DELLA AS ROMA

 

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Passano i giorni e tutto tace a Trigoria. Così aumentano le certezze di chi della dietrologia sta facendo un mestiere.

Il titolo della Roma, con un pesante segno negativo è campanello d’allarme: “La Roma non sarà ceduta”. Eppure l’annuncio dell’ acquisto della società da parte di Fioranelli con un segno positivo che rasentava il + 30%, non ci risulta esserci stato. Ma dettagli. Del resto, di questi tempi, chi non ha una laurea in economia che gli permetta di capire a pieno gli intricati meccanismi borsistici?

“Guberti ufficializzato dalla Roma, d’altronde altro non è che l’ennesimo segnale di una cessione sfumata, la famiglia Sensi sta lavorando per l’anno prossimo perchè sarà ancora in sella alla Roma la stagione che verrà.” Poco importa, poi, se Guberti è un acquisto pronto da svariate settimane.  Un giocatore a parametro zero di ottime prospettive e avallato da mister Spalletti, come potrebbe non andare bene ad un’ipotetica nuova società?

“La banca non ha accettato le garanzie, Fioranelli non ha un centesimo.” Strano che , solo quattro giorni fà da Mediobanca trapelavano, o meglio, facevano sapere ,che le garanzie fossero state accettate. Far sparire trecento milioni non è cosa da poco.

Le certezze di tutti, comprese quelle di chi stà scrivendo ora, purtroppo, vanno riviste a mezzo logica. Cambiare umore, dalla depressione all’euforia in base alle oscillazioni della borsa è poco salutare e, forse, a guadagnarci per il momento è solo Angelini che di di Moment ne sta vendendo a bizzeffe..

 

EDITORIALE DEL 12 GIUGNO 2009

EDITORIALE: E se fosse un caso da Cluedo? 

 

Dopo Giochi Senza Frontiere, continuando a sdrammatizzare questa intricata situazione dove regnano solo confusione e incertezza, oggi proporrei di fare un altro gioco. Mettiamo caso che la nostra Roma sia la vittima predestinata e tutti questi acquirenti o bancari, i “presunti assassini”, che gioco vi salta alla mente? Bravi, Cluedo. Il sempreverde gioco che tramite indizi e particolari ti permette di vestire i panni dell’investigatore e scoprire tra tanti sospettati,chi sia l’assassino,l’uomo o la donna da arrestare. E allora pronti a giocare? Block notes,lente d’ingrandimento e vocabolario finanziario sotto braccio(eh si…i tempi si evolvono,non si può stare tutta la vita con le pinzette e i guanti su,per favore…andiamo avanti).

Sono le 6 di un pomeriggio uggioso di Maggio e un urlo squarcia l’atmosfera: “TUTTO  è FATTO! LA ROMA è VENDUTA! L’UFFICIALITà IL 28 MAGGIO! ANZI NO…IL 2 GIUGNO! BEH NON LO SO..MA CI SONO DOCUMENTI, è SOLO QUESTIONE DI TEMPO”. Il tuo capo ti chiama e ti dice: “recati subito in località Trigoria per fare i primi rilevamenti e poi sei libero di muoverti dove più ti sembra opportuno. L’hanno venduta o no? Lo devi scoprire. Se si, voglio che mi porti la data e colpevole. Se no,voglio che tu scopra chi possa essere il possibile acquirente; potrebbe essere una tattica per sviare l’attenzione e colpire a breve indisturbato. Vai ora!”

Arrivi in una casa enorme,dove la polizia ha già fatto riunire tutti i sospettati,messi in stanze diverse e ignari della presenza degli altri indiziati. Si fa avanti il responsabile della scientifica “stiamo facendo gli esami sul corpo della società. Presto avremo risultati ma ti dico che non ci sono segni evidenti. I presunti colpevoli sono tutti nelle stanze.Tocca a te.” Inizi dalla prima stanza: il sig. Angelini è intento a  giocare a Bridge insieme ad altre persone con cappellini della CONSOB. Lo vedi molto concentrato poi ad un certo punto esclama” Ecco! lo sapevo. Mi sono fatto prendere la mano. Accidenti!” Appunti interessato ed esci. Ti dirigi nella stanza adiacente. Apri ed è vuota. Poco dopo rientra il sig.Fioranelli. Lo saluti e gli chiedi di fargli qualche domanda. Lui ti liquida con un ” Siamo fiduciosi”.Gli spieghi che è un’indagine di polizia e non può sottrarsi alle domande. Lui incurante ripete “Siamo Fiduciosi” ed esce dalla stanza. Rimani allibito ma sei alle prime armi,forse non infondi fiducia. Non hai nemmeno dei mandati. Però dato che la stanza è vuota dai un’occhiata in giro: formaggi Emmenthal, poster di Federer,cioccolato Milka e magliette con scritto Fio Sports Group. Ma qualche documento è caduto per terra. Ti avvicini: una certa Sig.ra Banca Medio gli comunica che non è persona gradita. Un’indizio? Appunti anche questo. Un’altra stanza dà sul giardino: una tenda enorme si vede dalla finestra,con macchine a dismisura che fanno la guardia.Dista metri e metri.Incredibile. Nessuno collabora e tu sei quasi esasperato. Vai in salone dove la polizia ha riunito tutte le altre persone “informate dei fatti”. Speri di poter sapere qualcosa di rilevante.Arrivi e ci sono dalle 100 ai 200.000 persone. Seduti in prima linea giornalisti di tutte le testate,impazienti di tornare in redazione,avvocati,che fumano sigari divertiti,e tifosi di tutte le età,che ti guardano con aria saccente,perchè solo loro sanno la verità.

A quel punto sai che è inutile fare altro. Chiami il capo e fai: “Mi sollevi dall’incarico.Glielo dico chiaramente: qua il maggiordomo con il candeliere non c’è,dicono che non se lo potevano permettere,quindi già sto in difficoltà. In più nessuno parla,chiaccherano tra loro per comunicati. Così sinceramente, UNO NON CE CAPISCE NIENTE!”

ANDREA DI CARLO

EDITORIALE DELL’11 GIUGNO 2009

 

“SE AVESSI AVUTO UNA GRANDE STAMPA ROMANA..”

 

 

“Champagne…per brindare a un incontro” cantava Peppino Di Capri, e non si trattava sicuramente dell’incontro tra Rosella Sensi e Vinicio Fioranelli. Semplicemente perché l’incontro non c’è stato e probabilmente non ci sarà, almeno a voler (in)seguire le abbondanti/debordanti notizie delle ultime ore.

L’ubriacatura quotidiana -di articoli, non di champagne- ha rispettato il canovaccio delle scorse settimane ed i consueti schieramenti cristallizzati dell’arco costituzionale giallorosso, da Cuore di Calcio fino a Sporteconomy.

E’ infatti risibile la parzialità dell’informazione sportiva romana, mai come oggi divisa irreparabilmente tra irredentisti sensiani ed integralisti antisensiani: si passa così dalle bollicine di Alescio ai trafficanti di armi del fondo di Fioranelli (così fondo che non si intravede chi vi sia all’interno) passando per i falsi scoop e le smentite autoreferenziali (si può smentire sé stessi?!).

Un ciclone mediatico senza precedenti si sta abbattendo sui tifosi romanisti. Un ciclone che avvolge tutto e tutti, che accumula potenza durante la settimana, s’ingrossa ulteriormente il Venerdì dopo la chiusura della Borsa, rovescia tutto il suo carico di ciarpame finanziario (vice deputy CEO, advisor, holding, controllante, join venture) sul weekend facendo registrare il suo picco la domenica sera verso la fine della puntata settimanale di Cuore di Calcio, e si declassa a brezza marina il Lunedì mattina, raffreddato dal canonico comunicato ItalPetroli.

Una telenovela perfetta, ricca di incastri, intrecci, improvvise accelerazioni e brusche frenate: tanto rumore per nulla, alla fine si torna, anzi si rimane fermi, al punto di partenza. E come nelle telenovelas, quando un protagonista per consunzione scompare, un altro subentra, ed è generalmente migliore del precedente poiché permette di rilanciare il personaggio ed il ruolo: così per un Fioranelli che appassisce, ecco stagliarsi all’orizzonte un Francesco Angelini bello come il sole. La pillola del giorno dopo del tifoso romanista.

Ora, non s’intende negare una nostra partecipazione diretta, un nostro coinvolgimento al massacro mediatico dei tifosi giallorossi. Ci preme specificare però l’approccio neutro ed oggettivo alla tematica come testimoniano gli interventi di Alescio e Vulpis (notoriamente su posizioni opposte) nella nostra trasmissione Vox Populi Romani.

Ovviamente, non neghiamo neanche questo, anche noi auspichiamo un cambio di proprietà. Ben venga Fioranelli, con i top players, le bollicine ed Alescio come addetto stampa della società; oppure rimanga Gheddafi con la tenda e i cammelli a Villa Pamphili; al limite battesse un colpo, meno mediatico e più concreto, Angelini. Si cambi insomma, ma non a tutti i costi, altrimenti peppa pe’ peppa me tengo la peppa mia.

 

PICCINNI PIERFRANCO

EDITORIALE DEL 10 GIUGNO 2009

 

CESSIONE ROMA, Giochi senza frontiere. 

Ve lo ricordate il programma televisivo che andava in onda anni fa, Giochi Senza Frontiere? Squadre di tutti i paesi si sfidavano in prove sportive e non solo,molte delle quali anche curiose,per vincere questa competizione speciale tra le varie nazioni partecipanti. Bene. Immaginate che qualche produttore televisivo abbia avuto l’idea di farlo tornare sugli schermi. Non proprio quelli televisivi. Sugli schermi diciamo. Meglio sugli scudi,della cronaca o in generale dell’attenzione mediatica. Quindi continuate ad immaginare di esser stati invitati,senza saperlo nè tantomeno volerlo, a fare da spettatori a questo gioco, in uno stadio virtuale che si sposta da studi legali a istituti di crediti,con concorrenti per nulla atletici e sportivi,anzi. Qualcuno decisamente appesantito,che però con tuniche larghe e sgargianti o con abiti su misura neri ( il nero sfina si sa…) non appaiono così inadatti. Sembra invece che non vedevano l’ora di iniziare a giocare. Da bravi spettatori vi starete chiedendo: quali nazioni partecipano? Sul biglietto che avete tra le mani non c’è scritto. Appaiono confuse le parole cordata,consiglieri e legali. Non ci sono ruoli o compiti precisi. Vi dico che sono solo tre le nazioni che hanno voluto far parte di questa manifestazione: Italia,da paese ospitante nella città di Roma, Svizzera,quotata come vincitrice dai bookmakers ma non vista molto bene dagli organizzatori,e Libia,alla sua prima partecipazione,vista di buon occhio un pò da tutti,la vera outsider. Ok. Ci dite le formazioni? La rappresentativa italiana è veramente nutrita tanto che qualcuno auspicava la perdita di Sensi per potervi partecipare,data l’afa e il poco Profumo che si respirava alle selezioni,davanti alla Mediobancarella. Ma i Ge-ronzii e brusii di molti hanno fatto si che fosse la squadra più numerosa. La Svizzera non ha formazione: ha il suo capitano pacifico che, da bravo svizzero neutrale per storia e tradizione,vuole mettere solo Fioranelli nei cannoni e non altro,e che vorrebbe giocare solo a Flick e Flock. Dietro di lui,tutti mascherati. Perfettamenti disinteressati ma con l’occhio vigile. Infine la squadra della Libia. Tra mille tende e cammelli,sembrano giocare sulla tattica della confusione.Tutti vestiti uguali,con occhiali scuri anche negli eventi notturni,che però hanno il 4,6% dei ricavi dell’organizzazione che ha messo su l’evento. L’arbitro è pronto a fischiare. Chi vincerà?

Andrea Di Carlo.

EDITORIALE DEL 27 MAGGIO 2009

 

Alzi la mano chi ieri, anche solo per un momento, non si è immaginato al posto dei tifosi del Barca. Sarà per l’assonanza cromatica, sarà per la collocazione della tifoseria blaugrana nella nostra cara curva Sud, sarà per l’ansia di rivincita che ci assale inevitabilmente quando l’avversario si chiama Manchester United: alla fine, questa coppa è anche nostra.

Da giorni la città si era divisa in due schieramenti opposti, come in un derby virtuale: i laziali con gli algidi inglesi, i giallorossi con i calienti spagnoli. Nulla di nuovo per quanto riguarda i cugini, dal 1927 oscurati in quel cono d’ombra in cui li abbiamo relegati e dal quale escono occasionalmente per tifare contro, illuminati da un raggio di luce. Riflessa.

Difficile ipotizzare alla vigilia una simile affermazione dei ragazzi di Pep Guardiola. Sulla carta si affrontavano il cinismo, la tenacia e la solidità dei red devils e la fantasia al potere, la ricerca del gioco, il calcio puro dei blaugrana. Valori tecnici e tattici che trovavano i loro massimi interpreti in Cristiano Ronaldo e Messi, assoluti protagonisti di una singolar tenzone nella tenzone. Sulla carta.

In campo il Manchester durava dieci minuti, durante i quali provava a sorprendere gli spagnoli. Il Barca ben presto prendeva in mano le redini della partita, si portava in vantaggio alla prima occasione utile con un’invenzione di uno dei tanti geni a disposizione, Etoo, e cominciava ad intrappolare nella sua tela il Manchester.

La squadra inglese spariva dal campo e non reagiva nemmeno nella ripresa, quando ci si aspettava che il tradizionale spirito dello United, lo stesso che permise agli uomini di Ferguson di rifilare due gol in pochi minuti al Bayern Monaco, uscisse fuori e costringesse il Barcellona in difesa. Macché. Messi decideva di lasciare la sua impronta sul match e di stravincere il confronto con il proprio dirimpettaio ingelatinato Ronaldo, si avvitava in cielo ed apriva anzitempo i festeggiamenti. Fantastico.

Una vittoria indiscutibile, storica, ed in parte romanista. Sir Alex Ferguson ieri non firmava autografi durante la partita ed usciva clamorosamente sconfitto dal confronto con Guardiola, lui sì un gran signore del calcio: il caro vecchio Pep dopo essersi ricordato del suo vecchio amico Carlo Mazzone ha trovato il tempo di rivolgere un saluto affettuosissimo a Maldini, a testimonianza che l’oltraggio della curva milanista al proprio capitano ha fatto proprio il giro del mondo. Cristiano Ronaldo ieri sera faceva il coatto con Puyol che non solo non ricambiava le scortesie (fortunatamente per il portoghese), ma si concedeva anche il lusso di “scorribandare” allegramente sulla fascia. Sono comunque soddisfazioni.

PIERFRANCO PICCINNI

EDITORIALE DEL 25 MAGGIO 2009

 

L’EUROPA LEAGUE NON RISCATTA NULLA

  

 

 

Il campionato di calcio italiano non finisce di stupire, in negativo, neanche a pochi giorni dalla chiusura del sipario. Le istantanee che la penultima giornata ha consegnato agli archivi sono inguardabili, una addirittura tragica. Conviene cominciare da quella.

Al Tardini si gioca Parma-Vicenza, ma il Tardini è uno stadio italiano e questo dovrebbe bastare a sconsigliarne l’utilizzo. Balaustre basse, steward assenti, un crepaccio senza alcuna rete di protezione tra i settori: un vuoto in cui precipita Eugenio Bortolon, tifoso vicentino di soli 19 anni. Una vita spezzata che lista a lutto la promozione del Parma, che avviene regolarmente perché il calcio italiano non si può fermare. Mai.

Un altro tipo di mestizia frammista ad un senso di malinconico disgusto ha invece caratterizzato il rovente pomeriggio calcistico. Un caldo insostenibile ha probabilmente incocciato la curva sud di San Siro, che ha salutato in maniera poco tradizionale e molto incivile il proprio capitano di lungo corso Paolo Maldini, accomunato nelle ire dei supporters (?) rossoneri alla dirigenza. A proposito, alzi la mano chi a Roma non ha sorriso ripensando alle rimostranze dei propri beniamini, frenati nella loro foga agonistica dall’eccessiva pressione dell’ambiente.

Fa caldo, ma non si suda, anche a Verona, dove a perlare la fronte dei giocatori è solamente il rischio che un gol accidentale alteri un equilibrio incredibile, anzi, poco credibile, e fa caldissimo a Torino dove il Genoa, incurante di un’antica consuetudine calcistica tutta italiana, mata un Toro infuriato. La rissa che si scatena al 90’ è vergognosa, a prescindere dalle motivazioni che l’Ufficio Indagini non appurerà.

Unica nota lieta della giornata la vittoria della Roma a Milano, con qualificazione all’Europa League annessa. Un palliativo, nulla di più, non si illudano i non-protagonisti giallorossi di aver riscattato una stagione penosa con il raggiungimento della qualificazione alla Champions dei poveri: non si dimostrano gli attributi, la dignità e la professionalità rinunciando ad una settimana di ferie per giocare nell’Europa di serie B. Non scherziamo, a Milano si contesta una società che ha vinto tutto.

PICCINNI PIERFRANCO

EDITORIALE DEL 14 MAGGIO 2009

COPPA ITALIA, LA LAZIO SUCCEDE ALLA ROMA. SUCCEDE…

  

 

C’è chi scuce scudetti e chi scuce coccarde, chi festeggia con gioia e chi esulta con rabbia: una rabbia atavica, repressa, strozzata in gola  ed urlata fuori solo occasionalmente da chi a Roma vive di luce riflessa dal 1927, ovvero dalla nascita della squadra che porta il nome della città.

Le osservazioni che l’affermazione dei biancocelesti suscita sono diverse. Si potrebbero comparare gli arbitraggi di Orsato di Schio, ribattezzato all’indomani della sfida con l’Inter Orsato di Schifo, e di Rosetti, da sempre garanzia di orrori arbitrali; si potrebbe studiare la cabala o decifrare il calendario azteco per scoprire quando la Fortuna deciderà di togliersi la benda e di arridere anche alla Roma; ci si potrebbe interrogare su come faccia la coppa Italia a trafsormarsi talvolta in portaombrelli e talvolta nella coppa dalle grandi orecchie a seconda di chi la alza; si potrebbe però anche indagare, va detto, sull’importanza degli attributi nel calcio.

Lazio e Sampdoria sono un esempio fulgido di pochezza tecnica e di agonismo esasperato. Gastaldello, Accardi, Pieri, Stankevicious da una parte, Siviglia, Liechsteiner, Rozenhal e Del Nero dall’altra,  riassumono al meglio i valori tecnici della finale di quest’anno: la perla di Zarate, l’unico ad avere  una marcia in più, è l’eccezione che conferma la regola. Rosetti, invece, di eccezioni non ne fa mai, e scontenta tutti anche stavolta. Infallibile.

Ma Lazio e Samp si contendono il trofeo, con buona pace dell’Inter, della Roma, detentrice del trofeo, e della Juve. Questione di attributi, null’altro. Quando infatti la classe non è sostenuta dal coraggio, dalla fame di vittoria, da una sana consapevolezza della superiorità dei propri mezzi, quando si annullano le differenze,  vince chi più corre e chi più osa. Ci si augura, senza troppa convinzione, che i torelli rimediati in casa dall’Inter, dalla Juve e dalla Lazio forgino il carattere della squadra giallorossa, troppo spesso bella, quasi mai brutta e cattiva.

 Pierfranco Piccinni

 

EDITORIALE del 14 maggio 2009

NON SI TIRI TROPPO LA CORDATA

L’Impero dei Sensi, le cui fondamenta sono state seriamente danneggiate dall’annata disastrosa della squadra, vacilla. Era già accaduto, ma gli antichi depositari della tradizione giallorossa vollero fortissimamente vollero rimanere al comando della società.

Una tormentata vicenda, quella societaria, che vale la pena ripercorrere. In principio provò il vento gelido del nord (non quello che soffia tra Piemonte e Lombardia bensì quello delle steppe russe) a sostituirsi al dolce ponentino romano. Era il 2004 e la Nafta Mosca di Kerimov & C. sembrò realmente sul punto di chiudere la trattativa.

In quel tempo l’Impero dei Sensi era però circondato, ed i russi non riuscirono a spezzare l’accerchiamento imposto dai poteri neanche troppo occulti all’allora presidente Franco Sensi. La leggenda narra che Abramovich decise di acquistare il Chelsea casualmente, sorvolando lo Stamford Bridge: Kerimov terminò la nafta sui valichi alpini, non appena seppe della visita della  Gdf  alla sede della Roma. Fu sufficiente per un repentino ritorno in patria.

L’operazione sfumò e la famiglia Sensi si ritrovò a dover fronteggiare in maniera autarchica gli impegni assunti con Unicredit: alla banca andarono il 49% delle azioni della controllante della Roma, l’azienda di famiglia ItalPetroli, più diversi feudi sensiani. La Roma no, il gioiello di famiglia rimase nello scrigno.

La società giallorossa iniziò a gestirsi con un autofinanziamento virtuoso, talmente virtuoso da competere con il corposo blocchetto degli assegni di Moratti. All’orizzonte intanto si delineave un possibile New Deal: alla società capitolina sembrava infatti essersi interessato il magnate ungherese Soros.

La trattativa proseguì per settimane, con il tifoso giallorosso gongolante impegnato a  fantasticare sui successi immediati e soprattutto su quelli futuri. Poi tutto svanì: l’Inter festeggiò uno scudetto rubato e Soros salutò la compagnia, stizzito dai fantomatici rilanci degli arabi e dalle letterine tombali di Pippo Marra.

Roma non reagì, la doppia sberla rintronò l’ambiente: Soros chiuse ogni spiraglio a maggio, lo scudetto sfumò all’ultimo minuto del campionato tra infiniti rimpianti.

Si arriva ai giorni nostri. La squadra giallorossa riparte ancora una volta dall’autofinanziamento virtuoso, ma i miracoli non capitano tutti gli anni: la Roma disputa una delle sue stagioni più inutili, fallisce a tutti i livelli e vanifica il progetto.

Il popolo romanista, stremato da una serie infinita di torelli e sfottò, reclama. Il disappunto è tale che le richieste alla proprietà di passare la mano si fanno incalzanti, e poco importa se della cordata elvetico-teutonica interessata all’acquisizione della società si ignorino non solo le disponibilità economiche ma persino i componenti.

Molto più nota è l’alternativa alla cordata: Angelini infatti, oltre ad essere uno degli uomini più ricchi d’Italia, è il prosecutore ideale di quella linea che unisce Viola a Sensi. Il magnate si appalesa pesantemente, ci mette la faccia ed entra in tackle col piede anche abbastanza alto: annuncia di essere un tifoso stufo, di voler condurre fuori dall’impantanamento la Roma, da solo o con un partner. Lo fa direttamente dall’emittente di un altro imprernditore, Caltagirone, che ricambia i messaggi d’amore. A buon imprenditor..poche parole.

La proprietà reagisce in maniera tradizionale: freddi comunicati, interviste in stile MinCulPop, missive celebrative: mancano, fortunatamente, i cammelli del Lawrence d’Arabia di turno. Il finale però è inevitabilmente diverso: la Roma lotta per un posto in UEFA, non per il titolo, impossibile anestetizzare il tifoso.

Pierfranco Piccinni