DA VIOLA A SENSI. PASSANDO PER CIARRAPICO
La storia del decennio 1990-2000 della A.S. Roma è suddivisibile in tre capitoli:
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Il tramonto dell’era Viola
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Il medioevo della Roma di Ciarrapico;
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Il rinascimento giallorosso con l’avvento di Franco Sensi.
Viola morì il 19 gennaio 1991, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore della sua gente. Il presidente, che prima di andarsene portò alla Roma Aldair, non fece in tempo ad alzare la settima coppa Italia della storia giallorossa e non riuscì ad assistere alla finale di Coppa Uefa all’Olimpico contro l’Inter, che purtroppo vide trionfare i nerazzurri.
Dopo l’interregno di Flora Viola, moglie del compianto presidente, la Roma passò nelle mani di Giuseppe Ciarrapico, la cui allegra gestione finanziaria del club si concluse nel 1993, con l’arresto per bancarotta. Di lui, oltre al “buco” lasciato nelle casse societarie, si ricordano gli acquisti di Haessler e la scelta di Boskov come allenatore al posto di Ottavio Bianchi. Decisamente poco.
A salvare la società dal caos (amplificato dalla positività alla cocaina di Claudio Paul Caniggia) furono due imprenditori romani, Franco Sensi e Pietro Mezzaroma. Successivamente Franco Sensi rilevò l’intera proprietà del club capitolino, non badando a spese: affidò la panchina al romano e romanista Carletto Mazzone e gli mise a disposizione una rosa nella quale figuravano Balbo, Cappioli, Fonseca e Thern. Nella prima squadra, inoltre, cominciava ad affacciarsi anche un certo Francesco Totti.
I risultati non arrivarono ed i tifosi contestarono una gestione societaria che seppur spendeva, sembrava farlo male.
Il 30 maggio 1994, a San Marco di Castellabate, Agostino Di Bartolomei, il capitano di mille battaglie, si toglieva la vita. Dopo il presidente, la Rona perdeva anche il capitano del secondo scudetto.
La gestione Sensi proseguì senza risultati rilevanti: poche soddisfazioni, come il derby del 3-0 con Mazzone sotto la sud, e troppe cocenti delusioni, come i quarti di finale contro lo Slavia Praga di Vavra e lo spettro della retrocessione con Bianchi (Carlos). Occorreva una svolta.
Sensi cambiò rotta e portò nella capitale Zdenek Zeman, ex allenatore della Lazio fautore di un gioco spettacolare ed estremamente offensivo. La stima della tifoseria verso la serietà del tecnico boemo, scalfita solamente dalle quattro sconfitte nei derby nella stagione 1997-1998, rimase per sempre immutata, soprattutto per le battaglie portate avanti dal mister giallorosso: le sue accuse al mondo del calcio, rivelatesi fondate, costarono una serie di decisioni arbitrali sfavorevoli ed a lui personalmente l’allontanamento dalla panchina. Al suo posto fu chiamato Fabio Capello.
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STAGIONE 1990-1991
LA ROSA
Portieri: Alidori L., Cervone G., Peruzzi A., Tontini F., Zinetti G.;
Difensori: Aldair, Berthold T., Carboni A., Comi A., Gerolin M., Nela S., Pellegrini S., Rossi D., Tempestilli A.;
Centrocampisti: Conti B., Di Mauro F., Desideri S., Giannini G., Maini G., Piacentini G., Salsano F.;
Attaccanti: Carnevale A., Muzzi R., Rizzitelli R., Voeller R.;
Allenatori: Bianchi O.
Dopo la stagione al Flaminio e le notti magiche di Italia ‘90 la Roma tornò all’Olimpico per disputare il campionato 1990-1991: fu una stagione dalle emozioni forti.
Il campionato che prese il via il 9 settembre ebbe come favorite il Napoli, detentore del titolo, le abituali contendenti milanesi, la Juventus di Maifredi e l’outsider Sampdoria. La Roma, profondamente rinnovata, pur partendo bene (4-0 casalingo con la Fiorentina), subì diversi contraccolpi: il primo in ordine cronologico fu quello conosciuto come lo scandalo Lipopill, che coinvolse i giocatori Carnevale e Peruzzi, nelle cui urine fu riscontrata la presenza di “fentermina”. La CAF squalificò i due giocatori per un anno. La Roma alternò buone prestazioni in casa a pessime figure lontano dalle mura amiche, non riuscendo mai a trovare la giusta continuità in campionato.
Continuità che invece dimostrava la Sampdoria di Vialli e Mancini, che assunse per la prima volta il comando della classifica spodestando il Milan di Sacchi nella sua tana il 28 ottobre 1990. Non era questa, tuttavia, la fuga giusta: fu l’Inter, infatti, a girare prima in classifica al termine del girone di andata, seguita dal Milan e dal terzetto composto dalla Sampdoria, dalla Juventus e dall’ambiziosa matricola del parma di Scala. La Sampdoria però nel girone di ritorno fece la differenza, aggiudicandosi gli scontri diretti con il Milan a Marassi e con l’Inter al Meazza, dopo che le altre concorrenti allo scudetto cedettero il passo: il 19 maggio 1991, battendo il Lecce 3-0, la Sampdoria vinse il suo primo scudetto.
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In coppa Uefa, invece, la Roma eliminò in serie Benfica, Valencia e Bordeaux. Poi arrivò la triste notizia che gettò la tifoseria giallorossa nello sconforto, ovvero quella della morte del presidente Dino Viola, avvenuta il 19 gennaio 1991 a causa di un male incurabile. La domenica successiva una Roma con il lutto al braccio giocò in un’atmosfera surreale all’Olimpico e fu sconfitta dai nerazzurri del Pisa per 2-o. La curva ringraziò così il presidente scomparso:
Dino Viola lasciò un vuoto incolmabile nella tifoseria. La gentilezza, l’acume e l’intelligenza rimasero però nei cuori della gente, e rimase il ricordo di un uomo che diede tutto per Roma, la Roma e la sua gente.
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La Roma, dopo lo choc, cercò di onorare al meglio la memoria dello scomparso presidente. Furono eliminate la Juventus in coppa Italia ed il Milan in coppa Italia e l’Anderlecht in coppa Uefa. Dopo il pareggio nel derby, la Roma sconfisse anche il Brondby al termine di una partita di ritorno al cardiopalma decisa all’88′ da Voeller: la Roma riuscì quindi a raggiungere sia la finale di coppa Italia che quella Uefa.
La prima finale fu quella contro l’Inter con in palio la coppa Uefa. A Milano finisce 2-0, al ritorno Rizzitelli illuse, ma la coppa andò ai nerazzurri.
I VIDEO DELLA FINALE DI COPPA UEFA 1990/1991
Due settimane dopo l’Olimpico si riempì di nuovo per salutare uno dei suoi campioni più immensi: Bruno Conti.
La Roma riuscì però nell’impresa di dedicare almeno la coppa Italia (la settima della sua storia, la quinta in undici anni) al presidente scomparso, sconfiggendo la Sampdoria neocampione d’Italia 3-1 in casa e pareggiando a Genova per 1-1.
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STAGIONE 1991-1992

LA ROSA
Portieri: Cervone G., Zinetti G.;
Difensori: Aldair, Comi A., De Marchi M., Garzya L., Grossi G., Nela S., Pellegrini S., Rossi D., Tempestilli A.;
Centrocampisti: Bonacina W., Carboni A., Di Mauro F., Giannini G., Haessler T., Piacentini G., Salsano F.;
Attaccanti: Carnevale A., Muzzi R., Rizzitelli R., Voeller R.;
Allenatori: Bianchi O.
Al ciclo sacchiano del Milan, che diede una dimensione internazionale alla squadra rossonera, si sostituì il ciclo capelliano, che regalò al campionato italiano una monotonia senza precedenti.
Nella stagione 1991/1992 a disputarsi il titolo furono, oltre al già citato Milan di Capello, la Juventus, sulla cui panchina era tornato in gran fretta il Trap dopo il flop Maifredi, il Napoli di Ranieri e l’Inter di Orrico, fautore del modulo WM e della gabbia: tanto fumo e zero arrosto. La Samp, campione in carica, puntò tutto sulla Coppa Campioni.
La Roma, orfana di Dino Viola, passò a Giuseppe Ciarrapico. La prima mossa da presidente di Ciarrapico fu quella di confermare Ottavio Bianchi, inviso alla tifoseria ed a buona parte dello spogliatoio. La campagna acquisti inoltre non fece sognare: Ciarrapico acquistò Tommasino Haessler, già inseguito invano da Viola, Garzya, De Marchi e Bonacina. Nell’ambito dell’operazione-Haessler fu lasciato partire Peruzzi, ancora sotto squalifica per la vicenda Lipopill.
Ad inizio stagione s’involarono Juventus e Milan, con l’Inter ed il Napoli lanciate all’inseguimento. La Juve cercò la fuga alla quinta giornata, complice il rinvio della gara del Milan, ma fu prontamente ripresa la settimana successiva dal Napoli.
Una Roma corsara sbancò Verona alla prima di campionato, e si confermò in trasferta a Cagliari ed a Firenze, ma tra le mura amiche stentò clamorosamente, conquistando solo 2 punti in tre gare.
Nel frattempo un Milan lanciatissimo guidato da Marco Van Basten superò il Napoli in classifica e prese la vetta, escludendo successivamente i rossoneri dalla lotta per il titolo il 5 gennaio quando la squadra guidata da Ranieri fu strapazzata con un rotondo 5-0. All’inseguimento rimase solo la Juventus, distante però 5 punti al momento dello scontro diretto del quale peraltro la Juventus non approfittò per ridurre il gap. Lo scudetto arrivò così il 10 maggio con due giornate di anticipo.
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La Roma, che continuò nel suo andamento altalenante per tutta la stagione, trovò uno straccio di continuità nelle ultime cinque partite, anche grazie ad un calendario particolarmente favorevole, riuscendo a centrare l’obiettivo Uefa. In coppa Uefa e Coppa Italia, la Roma fece registrare delle apparizioni fugaci e venne eliminata rispettivamente dal Monaco (1-0 nel principato con puntatina dei giocatori al casinò nel dopogara e 0-0 all’Olimpico) e dalla Sampdoria.
STAGIONE 1992-1993
LA ROSA
Portieri: Cervone G., Fimiani P., Zinetti G.;
Difensori: Aldair, Benedetti S., Comi A., Garzya L., Petruzzi F., Rossi D.;
Centrocampisti: Bonacina W., Carboni A., Giannini G., Haessler T., Mihajlovic S., Piacentini G., Salsano F., Tempestilli A.;
Attaccanti: Caniggia C.P., Carnevale A., Muzzi R., Rizzitelli R., Totti F.;
Allenatori: Boskov V.
Il Milan rafforzò ulteriormente il suo organico con l’acquisto del Pallone d’Oro Papin e, praticamente, giocò un campionato a parte.
La stagione 1992-1993 riservò diverse emozioni alla tifoseria giallorossa, ma nessun trofeo. In panchina Boskov rilevò il burbero Bianchi, in rotta con tutto l’ambiente. Furono ceduti Voeller e Nela ed acquistati Caniggia e Mihajlovic, due giocatori nei quali il pubblico giallorosso ripose grande fiducia. Purtroppo, si rivelarono due autentici flop: di Sinisa ancora si attende il famoso gol ogni tre punizioni, mentre Caniggia fu sospeso per doping dopo essere stato sorpreso positivo agli esami antidoping per assunzione di sostanze stupefacenti.
All’inseguimento della prima della classe, in fuga dall’inizio del torneo, si lanciò un sorprendente Torino. Poca roba, comunque: a dicembre i rossoneri si portarono già a +8 sulle inseguitrici Inter, Atalanta e Fiorentina, ed alla fine del girone di andata totalizzarono 31 punti su 34 disponibili. Alla 22esima il vantaggio aumentò addirittura, diventando di 11 punti. La corsa dei rossoneri rallentò con gli impegni di coppa, permettendo all’Inter di portarsi a -4, distacco che rimase intatto al termine del campionato, vinto dagli uomini di Capello il 30 maggio.
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La Roma disputò un campionato anonimo, piazzandosi al decimo posto. Gli altri eventi che caratterizzarono la travagliata stagione giallorossa furono l’arresto del presidente Ciarrapico, coinvolto nel crack del Banco Ambrosiano, l’esordio in prima squadra di Francesco Totti (Roma-Brescia 2-0, 28 marzo 1993, a soli 16 anni) e la sfortunata sconfitta nella finale di coppa Italia contro il Torino. La Roma sfiorò l’impresa dopo aver eliminato in due storiche semifinali il Milan (memorabile il rigore parato da Cervone a Papin) e dopo aver compromesso la finale nella partita di andata con il Torino, da dove tornò con un rotondo 3-0 da recuperare. Nella partita di ritorno la Roma sfiorò l’impresa vincendo 5-2, con tre rigori trasformati da Giannini.
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STAGIONE 1993-1994
LA ROSA
Portieri: Cervone G., Lorieri F., Pazzagli A.;
Difensori: Aldair, Benedetti S., Borsa A., Carboni A., Comi A., Festa G., Garzya L., Grossi G., Lanna M.;
Centrocampisti: Beretta D., Bonacina W., Giannini G., Haessler T., Mihajlovic S., Piacentini G., Scarchilli A.;
Attaccanti: Balbo A.E., Caniggia C.P., D., Caniggia C.P., Muzzi R., Rizzitelli R., Totti F.;
Allenatori: Mazzone C.
Altro torneo a senso unico dominato dai rossoneri, cui provarono ad opporre una vana resistenza solamente la Juventus, la Sampdoria di Gullit ed il Parma.
La Roma fu acquistata da Franco Sensi e Pietro Mezzaroma, che evitarono con un notevole esborso economico l’arrivo dei libri contabili in tribunali dopo i disastri della gestione Ciarrapico. Sensi affidò la panchina all’allenatore-tifoso Carletto Mazzone, ed acquistò Balbo, Lorieri e Lanna.
L’inseguimento del Parma si arrestò a novembre quando gli emiliani al Tardini non riuscirono a vincere lo scontro diretto. Il girone di ritorno si trasformò in una passeggiata trionfale: il Milan, battendo le dirette inseguitrici nel mese di marzo, praticamente si limitò a controllare la situazione: il 14esimo titolo arrivò con due giornate di anticipo.
Il primo campionato dell’era Sensi terminò con un modesto settimo posto. Da segnalare la sconfitta nel derby di ritorno con la Lazio, con errore dal dischetto di Giannini.
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STAGIONE 1994-1995
LA ROSA
Portieri: Cervone G., Lorieri F.;
Difensori: Aldair, Annoni E., Benedetti S., Borsa A., Colonnese F., Lanna M., Petruzzi D., Rossi D.;
Centrocampisti: Cappioli M., Carboni A., Giannini G., Maini G., Moriero F., Piacentini G., Statuto F., Thern J.;
Attaccanti: Balbo A.E., Fonseca D., Muzzi R., Totti F.
Allenatori: Mazzone C.
Il campionato 1994-1995 riportò in auge la Juventus gestita dalla discutibile triade Moggi-Giraudo-Bettega ed allenata da Marcello Lippi. La Juventus che vinse il campionato era una Juventus agonisticamente ed atleticamente molto forte, a dispetto del numero di medicinali rintracciati nel quartier generale bianconero: un quantitativo ingente, in grado di soddisfare le esigenze di un ospedale da campo. L’avvento della triade coincise anche con una serie infinita di errori arbitrali che Calciopoli spiegherà dodici anni dopo.
Il campionato italiano, che introdusse i 3 punti per la vittoria, ebbe come protagonisti il Parma di Zola, la Lazio di Signori, la Fiorentina di Batistuta ed il Milan, impegnato però maggiormente nella conquista della coppa dei Campioni.
La Roma della seconda stagione di Mazzone si mise in evidenza durante la sessione di calciomercato estiva: Franco Sensi mise a segno un importante colpo di mercato acquistando dal Cagliari Daniel Fonseca. Per completare la rosa furono acquistati anche Annoni, Moriero e Colonnese.
La stagione cominciò bene: il 4 settembre 1994, alla prima giornata di campionato, il diciassettenne Francesco Totti realizzò il primo gol ufficiale in serie A contro il Foggia, alla seconda giornata la Roma riuscì nell’impresa di espugnare addirittura il Meazza grazie ad un’autorete di Festa: non si vinceva contro i nerazzurri a Milano da ben 13 anni. Alla quinta la Roma ed il Parma guadagnarono la testa della classifica, rimanendovi alternativamente fino allo scontro diretto deciso da Zola in ottobre. A novembre uscirono allo scoperto la Fiorentina, la Lazio e la Juventus.
Il 27 novembre 1994 la Roma si aggiudicò il derby rifilando uno storico 3-0 ai quotatissimi cugini: Balbo, Cappioli e Fonseca regalarono alla tifoseria giallorossa (ed a Carletto Mazzone che festeggiò sotto la sua curva) una giornata indimenticabile.
La Juventus, sospinta dall’astro nascente Del Piero, prese il largo a dicembre sconfiggendo le avversarie negli scontri diretti. La Roma resistette e si presentò allo scontro diretto con i bianconeri a sole tre lunghezze di distanza: l’incontro di Torino, però, fu deciso da uno degli arbitraggi più indecorosi di sempre: il gol di Ravanelli nacque infatti da una rimessa laterale scomposta di Aldair, ostacolato da un guardalinee di passaggio, mentre la seconda rete, of course, arrivò su rigore inesistente (fallo di Petruzzi su Vialli avvenuto al di fuori dell’area di rigore per stessa ammissione del giocatore bianconero) trasformato da Vialli.
Il girone di ritorno si aprì nella maniera peggiore: a Genova, durante gli scontri tra ultras milanisti e genoani, un tifoso rossoblù, Vincenzo Spagnolo, venne accoltellato a morte.
Nelle giornate successive la Juve, pur perdendo il derby, riuscì ad accumulare un consistente vantaggio che le consentì prima di amministrare e poi di aggiudicarsi il 23esimo scudetto della propria storia. Per la Roma solo un quinto posto.
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La Roma non disputò la coppa Uefa per via della deludente stagione precedente, mentre in coppa Italia uscì ai quarti grazie a due colpi gobbi della Juventus: la doppia sfida con i bianconeri fu infatti come d’abitudine “alterata” da due arbitraggi quantomeno discutibili.
STAGIONE 1995-1996
LA ROSA
Portieri: Cervone G., Di Magno G., Sterchele G.;
Difensori: Aldair, Annoni E., Petruzzi D., Cherubini G.;
Centrocampisti: Berretta D., Cappioli M., Carboni A., Di Biagio L., Florio F., Giannini G., Moriero F., Scarchilli A., Statuto F., Thern J.;
Attaccanti: Balbo A.E., Branca M., Choutos L., Delvecchio M., Fonseca D., Muzzi R., Totti F.
Allenatori: Mazzone C.
Il campionato 1995-1996 chiuse il ciclo di Capello.
Ai nastri di partenza furono al solito Milan e Juventus a dividersi i favori del pronostico. Al Milan arrivarono Baggio e Weah a rinforzare una rosa già altamente competitiva; la Juve partì invece tra le favorite dopo lo scudetto dell’anno precedente. Meno quotate, ma comunque competitive, erano la Lazio di Nesta e Cragnotti ed il Parma del giovanissimo Buffon e di Cannavaro. Massimo Moratti, intanto, diventò presidente dell’Inter. La campagna acquisti della terza ed ultima stagione di Mazzone non fu di certo entusiasmante: arrivarono solo Branca, Di Biagio e Cherubini.
Partenza sprint del Milan, che prese subito il comando ed accelerò in ottobre sconfiggendo nello scontro diretto la Juventus a San Siro, di fatto escludendo i bianconeri dalla lotta scudetto. Provarono allora ad avvicinare il Milan il Parma, che agganciò i rossoneri in vetta all’ottava giornata, la Fiorentina e la Lazio. La Roma stentò, uscì al primo turno in coppa Italia contro il Bologna e vinse la prima partita in casa addirittura alla nona di campionato.
Il Milan resistette agli attacchi del Parma e della Fiorentina, uscendo incolume dagli scontri diretti del Tardini e del Franchi: il girone di andata si chiuse con i rossoneri in vantaggio di un punto sulla Fiorentina e 3 sul Parma. La Roma si regalò per Natale la sesta vittoria della sua storia contro la Juventus a Torino, grazie ad una rete di Balbo e ad un autogol di Ferrara. Anche il nuovo anno cominciò con una soddisfazione: una doppietta di Branca affondò l’Inter del neopresidente Moratti. Doccia fredda invece a febbraio, quando la Roma perse il derby grazie ad un’invenzione di Marco Lanna, che colpì gratuitamente con una mano una palla vagante in area di rigore: la successiva realizzazione dagli undici metri permise alla Lazio di aggiudicarsi un derby avviato verso un pareggio scontato.
Il girone di ritorno si trasformò in una passerella per il Milan, che conquistò il suo ennesimo scudetto con due giornate di anticipo, resistendo ad un ritorno orgoglioso della Juventus. La Roma confermò il quinto posto della stagione precedente.
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Andò diversamente in coppa Uefa. La Roma, dopo aver eliminato il Neuchatel, l’Aalst ed il Bondby incontrò lo Slavia Praga e perse all’andata per 2-0. Al ritorno la Roma giocò l’ennesima partita della vita della sua storia: passò in vantaggio con Moriero, pareggiò i conti con Giannini (che festeggiò con una corsa liberatrice sotto la Sud) e si portò avanti nel computo totale delle segnature ancora con Moriero. Purtroppo, a pochi minuti dalla fine si materializzò il fantasma di Vavra: per la Roma si trattò di un’eliminazione beffarda.
A Firenze, il 5 maggio 1996, Giannini disputò l’ultima partita in maglia giallorossa.
STAGIONE 1996-1997
LA ROSA
Portieri: Cervone G., Berti G., Di Magno G., Sterchele G.;
Difensori: Aldair, Annoni E., Candela V., Grossi G., Petruzzi D., Lanna M., Pivotto M., Stovini L., Tetradze O., Trotta R.;
Centrocampisti: Bernardini A.Berretta D., Cappioli M., Carboni A., Conti D., Di Biagio L., Florio F., Giannini G., Moriero F., Scarchilli A., Statuto F., Thern J., Tommasi D.;
Attaccanti: Balbo A.E., Choutos L., Dahlin M., Delvecchio M., Fonseca D., Muzzi R., Totti F.;
Allenatori: Bianchi C., Liedholm N. con Sella E.
Nell’annata 1996-1997 la Juventus di Marcello Lippi, di Vieri e di Zidane si sostituì al Milan post-capelliano raccogliendone il testimone. Gli avversari stagionali furono l’Inter e il Parma di Ancelotti. La Roma si affidò al mago (Galbusera), Carlos Bianchi, autore del miracolo Velez Sarsfield, squadra di quartiere salita in cima al mondo con la vittoria della coppa Intercontinentale. Il mago per poco non riuscì a far la magia di far scomparire la Roma. Sensi acquistò due bidoni, Trotta e Dahlin, più Tommasi, e riportò a casa Bernardini.
Le prime due giornate sembrarono dar ragione alla società ed al suo allenatore: la Roma sconfisse il Piacenza ed il Vicenza. I primi entusiasmi, tuttavia, vennero prontamente smorzati dal ko interno con la Samp di Montella, che ci rifilò 4 gol e mise in evidenza tutti i limiti tattici dell’allenatore argentino, capace solamente di chiudere il match con tutte le punte a disposizione in campo. La Roma si riscattò alla quinta giornata sconfiggendo il Milan declinante di Tabarez per 3-0 (con rete straordinaria di Francesco Totti).
Il primo tentativo di fuga fu della Juventus ed arrivò a metà ottobre, dopo lo scontro diretto con l’Inter capolista fino alla setimana precedente. Non fu però il tentativo giusto: i bianconeri si alternarono in vetta coi nerazzurri fino a dicembre, poi salutarono la compagnia. Per la Roma delusioni in serie: tra le altre si segnalarono le sconfitte di Verona, Bologna, il pareggio nel derby, la sconfitta casalinga con l’Atalanta, la solita sconfitta, con eurogol di Djorkaeff a Milano con l’Inter, il 3-0 rimediato al Delle Alpi e tante altre umiliazioni. La Sampdoria, che riuscì ad avvicinare la Juve a febbraio, non resse il ritmo della capolista, ed il Parma fu frenato nella sua disperata rincorsa da un rigore concesso da Collina nello scontro diretto, disputatosi al Delle Alpi 1l 18 maggio 1997. Il pareggio della settimana successiva fu sufficiente per la matematica: la Juventus vinse il suo 24esimo titolo.
Per riuscire meglio nella magia di far scomparire la Roma, il mago G cercò di cedere Totti: fortunatamente a Trigoria qualcuno si oppose, anche grazie ad un torneo amichevole in cui Francesco dimostrò tutto il suo infinito valore. Ad andarsene in tempo fu invece l’allenatore argentino, rimpiazzato dall’ennesimo ritorno di Liedhol (affiancato in panchina da Ezio Sella): la Roma si salverà a sole quattro giornate dal termine del campionato.
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STAGIONE 1997-1998
LA ROSA
Portieri: Campagnolo A., Chimenti A., Konsel M.;
Difensori: Aldair, Cafù, Candela V., Dal Moro F., Gomez C., Petruzzi F., Pivotto M., Servidei C., Tetradze O., Zago A.C.;
Centrocampisti: Di Biagio L., Di Francesco E., Gautieri C., Helguera I., Scapolo C., Tommasi D., Vagner;
Attaccanti: Balbo A.E., Choutos L., Delvecchio M., Paulo Sergio, Totti F.;
Allenatori: Zeman Z.
Di tanti campionati rubati dalla Juventus, quello del ‘98 fu forse il più spudorato. Durante la stagione calcistica, infatti, diverse perle arbitrali favorirono una Juventus comunque forte (anche troppo, occorre sempre ricordare l’abbondante utilizzo di farmaci di ogni genere della squadra bianconera): tra i mille episodi -sempre a favore, ovviamente- si ricorda il gol annullato all’Empoli nonostante il pallone avesse varcato di due metri la linea di porta, il famoso pallone che andò contro la mano di Iuliano, e, soprattutto, il famoso rigore per fallo di Iuliano su Ronaldo nello scontro decisivo con l’Inter.
La stagione si aprì con il clamoroso acquisto di Moratti di Ronaldo: l’Inter faceva sul serio e si candidava al ruolo di anti-Juve. Altre candidate furono il Parma e, a sorpresa, l’Udinese di Bierhoff. La Roma per ritrovare uno straccio di normalità si affidò al tecnico boemo Zdenek Zeman, carismatico ex allenatore della Lazio fautore del 4-3-3 integrale. La Roma di Zeman entusiasmò per la ricerca del gioco e per lo spettacolo che ogni settimana mise in mostra. Spesso però si divertirono gli avversari.
L’Inter inizialmente rispettò i pronostici con 4 vittorie nelle prime 4 partite. La corsa dell’Inter procedette spedita fino a Natale: l’Udinese, affacciatasi nelle zone alte della classifica, non sembrava in grado, alla lunga, di competere, e la Juve, soprattutto dopo la sconfitta nello scontro diretto del Meazza del 4 gennaio 1998, pur non mollando la presa faticava ad inseguire. Ma mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso: alcuni risultati a sorpresa, infatti, rilanciarono le ambizioni della Juve, che riuscì a girare prima al termine del girone di andata, e ad allungare sui nerazzurri. Ad approfittare dello stop dell’Inter fu anche la Lazio, che agganciò la squadra di Simoni al secondo posto. La Juventus regolò la pratica negli scontri diretti, alla sua maniera: il 5 aprile rubò all’Olimpico, ed il 26 aprile in casa con l’Inter, con gli episodi sopra citati. La Roma conquistò un buon quarto posto. Purtroppo la stagione passò alla storia come la stagione dei 4 derby persi tra campionato e coppa Italia.
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STAGIONE 1998-1999
LA ROSA
Portieri: Campagnolo A., Chimenti A., Konsel M.;
Difensori: Aldair, Cafù, Candela V., Petruzzi F., Quadrini M., Tetradze O., Wome P., Zago A.C.;
Centrocampisti: Aleinichev D., Conti D., Di Biagio L., Di Francesco E., Gautieri C., Tomic I., Tommasi D.;
Attaccanti: Bartelt G.J., Delvecchio M., Fabio Junior, Frau A., Paulo Sergio, Totti F.;
Allenatori: Zeman Z.
Nel luglio 1998 Zdenek Zeman, grande uomo prima che grande allenatore, uscì allo scoperto e tuonò contro il mondo del calcio dalle colonne de l’Espresso (leggi l’intervista). Il suo allarme (“Il calcio deve uscire dalle farmacie e dagli uffici finanziari“) fu ascoltato dal pm torinese Guarniello: il processo dimostrò che la Juventus dal 1994 al 1998 vinse mettendo in atto “un disegno criminoso per alterare le bare attraverso la somministrazione illecita di farmaci” (leggi l’articolo a cura di Paolo Ziliani). Zeman pagò a caro prezzo il coraggio delle sue esternazioni: la Roma entrò nel mirino degli arbitri e venne costantemente penalizzata.
La stagione 1998-1999 mise in vetrina un sorprendente Milan, che si aggiudicò il tricolore con uno straordinario finale di stagione. Mai scudetto fu accolto più benevolmente dalla tifoseria giallorossa: la Lazio, infatti, arrivò seconda a tre lunghezze dopo aver disputato un campionato da protagonista assoluta.
Ad inizio stagione le concorrenti più accreditate per la vittoria del campionato sembravano la Juventus di Zidane, l’Inter e la Lazio, con la Roma, il Parma, la Fiorentina ed il Milan possibili outsider. La Roma acquistò Wome, Aleinitchev e Bartelt, dopo aver inseguito a lungo un certo Trezeguet del Monaco: non fu proprio la stessa cosa.
Il girone di andata vide alternarsi in vetta la Juventus e la Fiorentina del Trap. La Roma, dopo una buona partenza, rimediò due sconfitte in tre giornate, e limitò le sue ambizioni. Alla nona, comunque, si tolse la soddisfazione di sconfiggere la Juventus per 2-0.
Il 29 novembre 1998 si giocò un derby particolare: dopo il triste record dei 4 derby persi dell’anno precedente, il tifo giallorosso attendeva la stracittadina con ansia e trepidazione, anche perché la Lazio risultava ancora favorita. La Roma si portò in vantaggio, poi andò sotto di tre reti, recuperò ed addirittura realizzò il gol (valido) del 4-3 che l’arbitro Farina inspiegabilmente annullò.
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GUARDA IL FILMATO DEL GOL DI DELVECCHIO CON IL COMMENTO DI CARLO ZAMPA
(“CHE M’HAI ANNULLATO”)
La Juve, che perse Del Piero per un grave infortunio, perse terreno, così come la Fiorentina orfana di Batistuta. Ad approfittarne fu la Lazio, che seminò le concorrenti e pareggiò nello scontro diretto con il Milan. Il ko nel derby del celeberimo “vi ho purgato ancora” tottiano (3-1, Delvecchio, Delvecchio, Totti) e la sconfitta casalinga con la Juventus però pregiudicarono il cammino dei biancocelesti che, impattando a Firenze, lasciarono il tricolore ai rossoneri. La Roma si piazzò quinta. Zeman lasciò la panchina giallorossa: al suo posto arrivò Capello.
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STAGIONE 1999-2000
LA ROSA
Portieri: Amelia M., Antonioli F., Campagnolo A., Lupatelli C.;
Difensori: Aldair, Cafù, Gurenko S., Mangone A., Rinaldi A., Zago A.C.;
Centrocampisti: Aleinichev D., Assuncao M., Blasi M., Cafù, Candela V., Di Francesco E., Nakata H., Tomic I., Tommasi D., Zanetti C.;
Attaccanti: Bartelt G.J., Delvecchio M., Fabio Junior, Montella V., Poggi P., Totti F.;
Allenatori: Capello F.
La stagione 1999-2000 fu quella del secondo scudetto della Lazio, arrivato proprio nell’anno del Giubileo. Con gli occhi del mondo puntati sulla capitale, risulta ancora oggi incredibile che il titolo sia finito in provincia.
I favori dei pronostici della stagione 1999-2000 furono tutti per l’Inter, che in estate acquisì le prestazioni di Vieri per 90 miliardi di lire. Il campionato sembrava ai nastri di partenza estremamente incerto, con le famose sette sorelle in lizza per il titolo. Almeno in partenza. Franco Sensi affidò a Fabio Capello la panchina della Roma: il segnale era chiaro. Fabio Capello da sempre è garanzia di acquisti di prima fascia e di successi: Montella fu un esempio. Insieme al talento di Pomigliano d’Arco arrivarono Assuncao, Antonioli (l’eccezione che conferma la regola), Lupatelli e Cristiano Zanetti, quest’ultimo in comproprietà con l’Inter.
Le prime giornate sembrarono confermare le aspettative dei tifosi nerazzurri, almeno fino alla quinta giornata, quando si accese il duello tra la Lazio di Veron e la Juve di Ancelotti. La Roma arrivò alla sesta giornata imbattuta, e dopo la sconfitta con la Juventus inanellò ancora sette risultati utili consecutivi con tanto di vittoria nel derby di andata (doppiette di Delvecchio e Montella e pratica Lazio archiviata in mezz’ora). Tuttavia l’organico giallorosso non era ancora da primato.
Lazio e Juventus si alternarono ai vertici della classifica per diverso tempo: nemmeno lo scontro diretto del 28 novembre diede una risposta definitiva su quale delle due squadre fosse la più accreditata alla vittoria del tricolore: così, se la Lazio chiuse prima in classifica l’anno 1999, la Juventus si aggiudicò il girone di andata.
La Roma crollò nel girone di ritorno e dopo la sconfitta di Torino con la Juventus si allontanò definitivamente dalla vetta. Il Milan riuscì ad avvicinare il duo di testa, addirittura ad agganciare la seconda piazza dei biancoazzurri, ma il derby perso a marzo sancì il crollo delle aspirazioni dei rossoneri.
Il campionato divenne nuovamente una questione tra Lazio e Juventus. Anche quando la Lazio si ritrovò a nove punti dai bianconeri: provvidero infatti il Milan e lo scontro diretto, risolto da Simeone, a riportare in gioco i biancocelesti, che non smisero di credere al titolo nemmeno quando a quattro giornate dal termine del campionato si ritrovarono a 5 punti, complice lo stop di Firenze: la Juve infatti sembrava accusare le fatiche di una stagione lunghissima cominciata con l’Intertoto. Si spiegò così la rovinosa caduta dei bianconeri a Verona che permise alla Lazio di tornare a -2. La Juventus accusò inevitabilmente il colpo: la domenica successiva a Torino arrivò il Parma che, in svantaggio per 1-0, riuscì a trovare il gol del pari con Cannavaro. Il gol fu annullato dall’arbitro De Santis (protagonista assoluto dell’inchiesta denominata Calciopoli che qualche anno dopo certificherà i sospetti dei tifosi derubati dalla Juventus) che regalò la possibilità alla Juve di vincere il titolo, l’ennesimo tra le polemiche: i tifosi della Lazio, infatti sentendosi giustamente derubati protestarono in maniera vibrante e garantirono probabilmente che almeno l’ultima gara di campionato si giocasse in maniera regolare. Difficile immaginare quanto poi avvenne: La Lazio vinse a spasso la sua gara con la Reggina, la Juve invece perse a Perugia dopo che la gara venne interrotta da Collina: Giove Pluvio, stizzito anch’egli dalla triade, scatenò gli elementi. Il resto lo fece Calori, che regalò il secondo scudetto alla Lazio. La Roma arrivò quinta, ma lo scudetto dei cugini rappresentò lo stimolo per un immediato riscatto.
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