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Il decennio 1980-1990

 DA “ROMA ROMA” A “GRAZIE ROMA”

 

 

Negli anni ‘80 la Roma visse il suo periodo più fulgido, con la conquista del suo secondo scudetto e di quattro coppe Italia. La Roma acquisì una dimensione europea, arrivando o ad un soffio dalla conquista della Coppa dei Campioni e sfiorò il terzo titolo, cedendo proprio sul traguardo.

Il carismatico Viola rilanciò la sfida al nord di Italo Foschi dal primo giorno del suo insediamento alla presidenza. Per farlo, costruì il suo gioiello pezzo dopo pezzo: il primo fu il ritorno di Liedholm, strappato al Milan (cui il barone aveva regalato la stella) con un contratto triennale. Poi arrivarono Ancelotti, Falcao, il gol di Turone e la quarta coppa Italia ad avvertire che la Roma faceva sul serio. Per perfezionare il progetto Viola acquistò lo zar Vierchowod, il metronomo Prohaska, il cannoniere della serie B Iorio, l’esperto Maldera e Nappi. E la Rometta diventa la maggica con la conquista del secondo, agognato scudetto. L’anno successivo Righetti sostituisce Vierchowod che, terminato il prestito, fece ritorno alla Sampdoria; Prohaska invece fu ceduto per far cassa ed acquistare Cerezo, così come Graziani riempì il vuoto lasciato in attacco dalla partenza di Iorio. La Roma arrivò seconda a due punti dalla Juventus e sfiorò il secondo titolo consecutivo, ma l’amarezza più grande arrivò il 30 maggio 1984, quando la squadra capitolina fu sconfitta ai rigori nella storica finale di coppa dei Campioni a Roma con il Liverpool. La conquista della quinta Coppa Italia non alleviò i rimpianti.

La sconfitta con il Liverpool produsse inevitabili conseguenze. Viola cercò di rilanciare inaugurando un nuovo ciclo, quello di Eriksson. Partirono Di Bartolomei e Falcao, sostituito con il colpo di mercato Boniek, proveniente dall’acerrima nemica Juventus. Dopo una stagione di rodaggio conclusasi con un deludente settimo posto la Roma di Eriksson nell”85-’86 accarezzò il sogno del terzo scudetto: dopo una rincorsa memorabile che permise alla Roma di recuperare alla concorrente Juventus 9 punti (con tanto di rotondo 3-0 rifilato ai bianconeri all’Olimpico) la Roma perse incredibilmente 2-3 in casa contro il Lecce già retrocesso, strozzando in gola le urla di gioia dei tifosi che già pregustavano il trionfo. Ancora una volta la coppa Italia, la sesta della storia giallorossa, servì da premio di consolazione e rappresentò un crocevia importante.

Dalla stagione successiva, infatti, ricominciarono le delusioni. Eriksson esaurì il suo breve ciclo e riconsegnò la panchina al barone Liedholm. Arrivarono a Roma Voeller, Collovati, Manfredonia (il cui acquisto spaccò irreparabilmente la tifoseria), poi Rizzitelli e vari bidoni, tra cui si ricordano, a simbolo, Portaluppi ed Andrade.

 

 

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STAGIONE 1980-1981

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LA ROSA

Portieri: Superchi F., Tancredi F.;

Difensori: Amenta M., Bonetti D., Maggiora D., Romano V., Rocca F., Santarini S., Spinosi L., Turone M;

Centrocampisti: Ancelotti C., Benetti R., Birigozzi L., Conti B., De Nadal M., Di Bartolomei A., Di Chiara A., Falcao P.R., Giovannelli P., Scarnecchia R. Sorbi A.;

Attaccanti: Faccini A., Pruzzo R.;

Allenatori: Liedholm N.

 

Il 10 agosto 1980 Falcao (soprannominato il Divino o l’ottavo re di Roma) sbarcò a Fiumicino, accolto da 5 mila tifosi sognanti: per aggiudicarselo, Viola sborsò la non indifferente cifra di un milione e mezzo di dollari nelle casse dell’Internacional di Porto Alegre. L’anno 1980-1981, purtroppo, passerà alla storia giallorossa come l’anno “der gol di Turone“: il famoso gol, annullato dallo stesso Paolo Bergamo che 25 anni dopo verrà coinvolto nello scandalo noto come Calciopoli in qualità di designatore arbitrale, avrebbe permesso alla Roma di superare in classifica la Juventus a sole due giornate dalla fine del campionato.

 

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Magra consolazione rappresentò la conquista della quarta coppa Italia, la seconda consecutiva.

 

STAGIONE 1981-1982

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LA ROSA

Portieri: Superchi F., Tancredi F.;

Difensori: Bonetti D., Marangon L., Nela S., Righetti U., Perrone C., Spinosi L., Turone M;

Centrocampisti: Ancelotti C., Birigozzi L., Chierico O., Conti B., Di Bartolomei A., Di Chiara A., Falcao P.R., Giannini G., Giovannelli P., Maggiora D., Scarnecchia R.;

Attaccanti: Faccini A., Iorio M., Pruzzo R., Ugolotti G.;

Allenatori: Liedholm N.

 

Ad una rosa già competitiva -come aveva peraltro ampiamente dimostrato il gol di Turone..- Viola aggregò Sebino Nela, Odoacre Chierico e Luciano Marangon. Il campionato della Roma fu però condizionato dagli infortuni: Ancelotti saltò quasi tutta la stagione, mentre Falcao rimase fermo ai box per un mese, proprio nel clou della stagione. Alla fine la Roma riuscì a posizionarsi al terzo posto in classifica. Debacle clamorosa in coppa Italia: all’Olimpico contro l’Inter finiì 4-1, ed a San Siro i padroni di casa vinsero per 3-0 tra le polemiche per l’arbitraggio di Menucucci.

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STAGIONE 1982-1983

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LA ROSA

Portieri: Superchi F., Tancredi F.;

Difensori: Di Bartolomei A., Gregori M., Lucci S., Maldera A., Nappi M., Nela S., Righetti U., Turone M, Vierchowod P.;

Centrocampisti: Ancelotti C., Boccia G., Chierico O., Conti B., Falcao P.R., Giannini G., Giovannelli P., Prohaska H., Scarnecchia R., Valigi C.;

Attaccanti: Baldieri P., Iorio M., Pruzzo R., Faccini P.A.;

Allenatori: Liedholm N.

 

A 41 anni di distanza dall’ultimo scudetto, il titolo di Campioni d’Italia torna nella capitale. I protagonisti assoluti del secondo scudetto giallorosso furono un presidente-tifoso, Viola, la zona e la ragnatela di Liedholm, un gruppo di uomini prima che di campioni: Marazico Conti, il bomber Pruzzo, Dibba, il divino Falcao e poi via via tutti gli altri.

La squadra titolare era composta da Tancredi, Nela, Vierchowod, Ancelotti, Falcao, Maldera, Conti, Prohaska, Pruzzo, Di Bartolomei, Iorio.

La stagione cominciò il 12 settembre 1982 e la Roma spinse subito sull’acceleratore, andando a vincere a Cagliari (1-3, Faccini, aut. Loi, Iorio), sconfiggendo in casa il Verona (rig. Di Bartolomei) e, dopo il passo falso di Genova (sconfita con la Sampdoria per 1-0), inanellando 3 vittorie consecutive rispettivamente in casa contro l’Ascoli (2-1, Prohaska, Pruzzo), a Napoli (1-3, Iorio, Nela, Chierico) ed ancora in casa con il Cesena (1-0, Pruzzo). Sfruttando i passi falsi della Juve di Platini e dell’Inter la Roma assunse la guida del campionato e rimase da sola in vetta. La sconfitta a Torino contro la Juve (2-1, Chierico), peraltro arrivata dopo un ottimo primo tempo, complicò le cose e permise l’aggancio del sorprendente Verona. La settimana successiva la Roma riprese la sua corsa contro il Pisa: in svantaggio per 1-0 al termine del primo tempo, la squadra capitolina ribaltò il match e vinse per 3-1 (Pruzzo, Pruzzo, Maldera). Dopo il pareggio esterno con l’Udinese (1-1, Falcao), arrivò l’affermazione in casa contro la Fiorentina (3-1, Pruzzo, Conti, Conti) ed il pareggio di Catanzaro, fortunatamente compensato dallo stop imposto ai bianconeri dall’Ascoli di Mazzone. Si arrivò così al big match con L’Inter, domata (2-1 Falcao, Iorio) con una splendida prestazione di Falcao. L’infinita striscia di risultati utili continuò con il pareggio di Avellino (1-1, Prohaska), la vittoria sul Genoa (aut. Corti, Di Bartolomei), ancora due pareggi, a Torino (1-1, Pruzzo) ed a Verona (1-1, Iorio) inframezzati dalla vittoria casalinga contro il Cagliari (Falcao). La neopromossa formazione veronese cercò di ostacolare il cammino dei futuri campioni d’Italia, girando a gennaio prima in classifica con un punto di distacco. Il sogno scaligero terminò però poco dopo, con l’inizio del girone di ritorno: il primo allungo avvenne alla 28a giornata, quando la Roma si portò a +3 battendo la Sampdoria (1-0, Iorio) mentre il Verona impattò con la Juventus. Dopo il pareggio di Ascoli (1-1, Ancelotti), la netta affermazione casalinga ai danni del Napoli (5-2, Nela, Ancelotti, Di Bartolomei, Di Bartolomei, Pruzzo) ed ancora un pareggio, a Cesena (1-1, Pruzzo), arrivò la sfida contro i rivali di sempre, la Juventus.  Un Olimpico stracolmo accolse con un boato il vantaggio di Falcao, ma la Juventus riuscì a trovare il pareggio a sette minuti dal termine del match con Platini e, addirittura, a vincere con un gol di Brio. La Juventus si riportò a -3, la trasferta di Pisa divenne un crocevia fondamentale per l’assegnazione del tricolore. In Toscana arrivarono 20 mila tifosi giallorossi: la Roma vinse (1-2, Falcao, Di Bartolomei) e ripartì. Seguirono due pareggi, ad Udine (0-0) ed a Firenze (2-2 Pruzzo, Prohaska), poi la vittoria casalinga contro il Catanzaro (2-0, Di Bartolomei, Pruzzo). Si ritornò indenni anche dalla trasferta di Milano con l’Inter (0-0) e si vinse in casa nettamente con l’Avellino (2-0, Falcao, Di Bartolomei). Il 1 maggio poi il pareggio per 3-3 tra Juventus ed Inter fu trasformato in 0-2 a tavolino dopo che il giocatore nerazzurro Marini venne colpito da una pietra scagliata da un tifoso bianconero: la Roma approfittò ed una settimana più tardi, l’8 maggio 1983, pareggiando a Genova (1-1, Pruzzo) ottenne la matematica vittoria del tricolore.

 

Il 15 maggio 1983, in un Olimpico ubriaco di gioia, i neo campioni d’Italia festeggiarono contro il Torino (3-1, Pruzzo, Falcao, Conti)  la vittoria del secondo scudetto. Alcuni numeri della trionfale stagione: 43 punti, 16 vittorie, 11 pareggi, solo 3 sconfitte, 47 gol realizzati (12 di Pruzzo), 24 subite.

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IL FILM DEL CAMPIONATO

 Antonello Venditti, per celebrare il tricolore, compose Grazie Roma.

 

STAGIONE 1983-1984

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LA ROSA

Portieri: Malgioglio A., Savorani M., Tancredi F.;

Difensori: Bonetti D., Di Bartolomei A., Maldera A., Nappi M., Nela S., Oddi E., Righetti U.;

Centrocampisti: Ancelotti C., Cerezo T., Chierico O., Conti B., Falcao P.R., Giannini G., Strukelj M.T.;

Attaccanti: Graziani F., Pruzzo R., Vincenzi F.;

Allenatori: Liedholm N.

 

L’anno calcistico 1983-1984 fu sicuramente da annoverare tra gli anni più traumatici della storia della Roma: si trattò infatti dell’anno della finale di Coppa dei Campioni persa ai rigori contro il Liverpool.

Dino Viola acquistò Graziani e Cerezo, ma perse un pilastro difensivo come lo zar Vierchowod, che fece ritornò alla Samp per fine prestito, e Prohaska, sacrificato per monetizzare.

Le avversarie, in partenza, erano quelle dell’anno precedente: la Juventus di Platini e Boniek, il sorprendente Verona che si era rinforzato con Galderisi, l’Udinese di Zico. Ottima partenza della Roma che vinse le prime tre partite, superando anche la Lazio senza problemi alla sesta. A fine novembre i giallorossi inseguivano ad un solo punto dalla Juve capolista, che però si rese protagonista di una lunga fuga che la portò ad aggiudicarsi il titolo di campione d’inverno. La Roma però non mollò e si rifece sotto a marzo: il big match del 15 aprile all’Olimpico terminò 0-0, ed i bianconeri, nelle restanti quattro giornate, non trovarono problemi ad amministrare il vantaggio.

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L’obiettivo prefissato per la stagione era la coppa dei Campioni. La Roma iniziò la sua avventura in coppa sconfiggendo il Goteborg per 3-o (Vincenzi, Conti, Cerezo); la sconfitta in terra svedese (2-1, Pruzzo) non impedì alla Roma di accedere agli ottavi di finale con il CSKA Sofia, eliminato con una doppia vittoria di misura: la trasferta in terra bulgara fu risolta da Falcao, mentre la pratica dell’Olimpico venne sbrigata da Ciccio Graziani. A marzo la Roma affrontò la Dinamo di Berlino nei quarti di finale: con una rotonda vittoria all’Olimpico (3-0, Graziani, Pruzzo, Cerezo) i giallorossi ipotecarono il passaggio del turno, e la sconfitta di Berlino (2-1, Oddi) non fece male. La Roma in semifinale affrontò il Dundee United. All’andata in Scozia la Roma, dopo un buon primo tempo, capitolò clamorosamente per 2-0. Al ritorno la squadra giallorossa giocò la garà della vita: Pruzzo di testa, ancora Pruzzo al termine di un’azione da manuale ed infine Di Bartolomei su rigore permisero ai giallorossi di raggiungere la loro prima ed unica finale di Coppa dei Campioni.

Il 30 maggio 1984 Roma si fermò per la finale. L’Olimpico si trasformò in un catino infernale ebbro di emozione, gioia, paura. Il Liverpool si portò in vantaggio profittando di un errore arbitrale: Tancredi venne caricato irregolarmente da Whelan, la palla giunse a Neal che da pochi passi realizzò. L’Olimpico piombò in un incubo dal quale si risvegliò solo alla fine del primo tempo, quando Pruzzo, in acrobazia, indirizzò il suo colpo di testa laddove Grobbelaar proprio non poteva arrivare. Si arrivò dopo alcune occasioni fallite da una parte e dall’altra ai rigori: Di Bartolomei non fallisce, Neal sì, Conti e Graziani anche. Il Liverpool fece festa, Roma pianse.

 

 

A nulla servirà la vittoria della quinta coppa Italia se non a salutare il barone ed il grande capitano Agostino Di Bartolomei, entrambi passati al Milan.

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STAGIONE 1984-1985

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LA ROSA

Portieri: Malgioglio A., Tancredi F.;

Difensori: Bonetti D., Lucci S., Maldera A., Nela S., Oddi E., Righetti U.;

Centrocampisti: Ancelotti C., Buriani R., Cerezo T., Chierico O., Conti B., Di Carlo A., Falcao P.R., Giannini G.;

Attaccanti: Antonelli R., Graziani F., Iorio M., Pruzzo R;

Allenatori: Eriksson S.G.

 

Sulla panchina giallorossa arrivò Sven Goran Eriksson, rampante allenatore fautore di un innovativo sistema di gioco. Non avendo il patentino, il tecnico svedese ricoprì ufficialmente il ruolo di Direttore Tecnico, e la panchina fu affidata a Roberto Clagluna.

Arrivarono Emidio Oddi, Buriani e Malgioglio e la rosa venne puntellata con diversi giovani come Di Carlo, Antonelli e Lucci. La Roma faticò ad assimilare il nuovo credo calcistico dell’ex allenatore del Benfica e vinse la prima partita alla nona di campionato, a Napoli, grazie all’ultimo gol di Falcao. La Roma si classificò solo settima.

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Anche in coppa delle Coppe non si fece molta strada. Agli ottavi di finale la squadra capitolina affrontò il temibile Bayern di Monaco, perdendo nettamente per 2-0 l’andata in terra germanica. Al ritorno, ad eliminazione acquisita, il pubblico della Roma lanciò un coro struggente ed incessante sulle note  della  canzone di Doris Day Que serà serà: il coro passò alla storia e lasciò esterrefatti anche i giocatori avversari.

A maggio Falcao disputò l’ultima partita con la casacca della Roma, in amichevole con l’Ajax.

 

 

STAGIONE 1985-1986

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LA ROSA

Portieri: Gregori A.,Tancredi F.;

Difensori: Bonetti D., Gerolin M., Lucci S., Nela S., Oddi E., Righetti U.;

Centrocampisti: Ancelotti C., Boniek Z., Cerezo T., Chierico O., Conti B., Desideri S., Di Carlo A., Giannini G., Impallomeni S.;

Attaccanti: Graziani F., Pruzzo R., Tovalieri S.;;

Allenatori: Eriksson S.G.

 

Altra stagione maledetta: la stagione di Roma-Lecce. L’anno calcistico mise subito in mostra una Juve scintillante ed un Verona sazio dopo l’exploit dello scudetto dell’anno precedente. I bianconeri partirono a razzo ed inanellarono otto vittorie in altrettante partite, seminando gli avversari. La Roma all’inizio non fu continua, alternò ottime prtestazioni in casa (dove caddero Udinese e Milan) a pessimi risultati in trasferta (Bari, Avellino, Inter, Juventus). La tendenza fu interrotta con la trasferta di Lecce, mentre la grande rincorsa cominciò nel girone di ritorno. La Juve cominciò ad incespicare, la Roma invece iniziò a correre, e Pruzzo a segnare a valanga: i suoi 5 gol rifilati all’Avellino portarono la Roma a -3 a febbraio. Tra febbraio e marzo la Roma tornò a -5, ma nello scontro diretto s’impose con un perentorio 3-0. Le successive vittorie contro il Milan, la Sampdoria ed il Pisa, ed i passi falsi della capolista a Firenze ed a Genova con la Sampdoria, permisero l’aggancio in vetta, ed autorizzarono ogni tifoso, in vista delle ultime due partite di campionato, a sognare lo scudetto. La Roma infatti avrebbe dovuto affrontare il Lecce retrocesso (capace di ottenere un solo punto in trasferta in tutto il campionato) ed il Como, mentre la Juve, con Trapattoni in partenza, se la sraebbe dovuta vedere con il Milan, che si apprestava a cominciare l’era Berlusconi, e l’Atalanta. Ma all’Olimpico successe l’imprevedibile: una Roma completamente scarica mentalmente dopo la lunga rincorsa cedette clamorosoamente per 2-3 con il Lecce dell’ex Alberto Di Chiara. La contemporanea vittoria della Juve a Milano consegnò di fatto lo scudetto ai bianconeri.

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Al termine della stagione la Roma riuscì a conquistare l’ennesima Coppa Italia di consolazione, la sesta della sua storia.

 

 

STAGIONE 1986-1987

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LA ROSA

Portieri: Gregori A.,Tancredi F.;

Difensori: Baroni M., Gerolin M., Lucci S., Mastrantonio P., Nela S., Odi E., Righetti P.;

Centrocampisti: Ancelotti C., Berggreen K., Boniek Z., Conti B., Desideri S., Di Carlo A., Giannini G., Impallomeni S.;

Attaccanti: Agostini M., Baldieri P., Pruzzo R.;

Allenatori: Eriksson S.G., Sormani A.

 

La terza ed ultima stagione di Eriksson fu molto deludente. Il tecnico svedese cercò di rivoluzionare la prima squadra: partirono Cerezo, Graziani e Tovalieri, e due mostri sacri come Conti e Pruzzo furono considerati “bolliti”. Ad integrare la rosa arrivarono Baldieri, Berggreen, Baroni ed Agostini, il condor.

Nel girone di andata fu la Juventus di Marchesi e dell’ultimo Platini a cercare la fuga, inseguita a debita distanza dal Napoli di Maradona. Il 9 gennaio nello scontro diretto a Torino, i partenopei misero la freccia ed accelerarono, resistendo al ritorno dell’Inter del Trap. La Roma, che cominciava a dimostrare insofferenza verso il tecnico svedese, si assestò a centro-classifica, in zona Uefa: a deludere fu soprattutto il reparto offensivo. All’inizio del girone di ritorno Conti finì ai margini della prima squadra. L’Inter riuscì ad agganciare gli azzurri alla 14a giornata ed a rimanere comunque in scia fino al 3 maggio, quando cadde ad Ascoli: Maradona & C. seppero approfittare ed una settimana più tardi, pareggiando al San Paolo contro la Fiorentina di Baggio, portarono il tricolore in Campania.

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La Roma, uscita prematuramente ai rigori con il Saragozza in Coppa delle Coppe ed eliminata dal Bologna in Coppa Italia, si classificò settima. Eriksson si dimise dopo la trasferta di Milano: la sua carica nelle ultime due giornate di campionato, fu ricoperta da Sormani.

 

 

STAGIONE 1987-1988

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LA ROSA

Portieri: Peruzzi A., Tancredi F.;

Difensori: Boniek Z., Collovati F., Gerolin M., Manfredonia L., Nela S., Oddi E., Righetti U., Signorini G., Tempestilli A.;

Centrocampisti: Conti B., Desideri S., Domini S., Giannini G., Policano R.;

Attaccanti: Agostini M., Baldieri P., Pruzzo R., Voeller R.;

Allenatori: Liedholm N.

L’anno calcistico 1987-1988 fu l’anno del ritorno ai vertici del Milan: gli investimenti di Berlusconi, che portò a Milano Gullit e Van Basten, diedero i suoi frutti, e permisero alla squadra guidata da Arrigo Sacchi di vincere uno scudetto che i pronostici assegnavano al Napoli.

La panchina della Roma fu affidata nuovamente a Liedholm. Viola acquistò Collovati, Domini, Policano, Signorini, il tedesco volante Voeller. Purtroppo acquistò anche Lionello Manfredonia, ex giocatore della Lazio: l’incauto acquisto spaccò la tifoseria (vedi storia della curva sud).

Dai blocchi di partenza scattò come un fulmine il Napoli di Maradona, che vinse le prime 5 partite. La Sampdoria tentò l’inseguimento, fino allo scontro diretto del 17 gennaio 1988, deciso da un gol di Maradona nel finale.

La corsa inarrestabile del Napoli proseguì praticamente in solitaria fino a 4 giornate dal termine del campionato, con il Milan unica inseguitrice distanziato di 4 punti. Poi avvenne l’incredibile: il Napoli, che aveva perso solo 2 partite su 25, ne perse 4 consecutivamente nelle ultime 5 giornate di campionato. La partita clou si disputò proprio al San Paolo, e la vinsero i rossoneri 2-3. La settimana successiva, pareggiando a Como, il Milan tornò a vincere lo scudetto dopo 9 anni. La Roma si piazzò al terzo posto: per come era nata la stagione, per le spaccature e le polemiche seguite all’acquisto di Manfredonia, tutto sommato fu una buona stagione.

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A fine stagione da registrare la partenza del bomber.

 

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STAGIONE 1988-1989

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LA ROSA

Portieri: Peruzzi A., Tancredi F.;

Difensori: Collovati F., Ferrario M., Gerolin M., Manfredonia L., Nela S., Oddi E., Tempestilli A.;

Centrocampisti: Andrade, Conti B., Desideri S., Di Mauro F., Giannini G., Policano R., Portaluppi R.;

Attaccanti: Massaro D., Rizzitelli R., Voeller R.;

Allenatori: Liedholm N., Spinosi L.

 

Il Milan riuscì a riconquistare lo scudetto dopo dieci anni: l’Inter vi riuscì nella stagione 1988/1989, dopo nove anni, abbattendo record su record.

Il campionato, che cominciò ad ottobre a causa delle Olimpiadi di Seul, vedeva come favorite ai nastri di partenza il Napoli di Bianchi, il Milan campione uscente e l’Inter del Trap. La Roma, classificatasi al terzo posto nella stagione precedente, destava curiosità e grandi aspettative nella tifoseria, soprattutto dopo la campagna acquisti. Viola portò a Roma Ruggiero Rizzitelli, uno degli acquisti più costosi della sua gestione, e due brasiliani, il donnaiolo Renato ed Andrade, detto “er moviola“, che arrivarono nella capitale preceduti da una fama che non seppero mai confermare. Arrivò pure Massaro, purtroppo solo in prestito.

La Roma partì bene, ribaltando l’1-2 rimediato dal Norimberga in coppa Uefa con un 1-3 esterno in cui Renato Portaluppi mise in mostra alcuni numeri che non seppe ripetere durante la sua permanenza nella capitale. L’avventura in Uefa si fermò comunque agli ottavi.

Il campionato, come detto, fu dominato dall’Inter, che andò in fuga già alla 5a giornata e che riuscì a scrollarsi di dosso il Milan nel derby a dicembre. Solo il Napoli di Maradona rimase in scia: i partenopei, dopo aver fallito la ghiotta opportunità di avvicinare l’Inter nello scontro diretto del San Paolo, riuscirono a portarsi ad una sola lunghezza dai nerazzurri a febbraio.

L’Inter però realizzò una striscia di otto vittorie consecutive nelle prime otto giornate del girone di ritorno, e distanziò nuovamente il Napoli, addirittura di sette punti. Lo scontro diretto del 28 maggio, deciso da una punizione di Matthaus, consegnò ai nerazzurri il tredicesimo scudetto.

La Roma, dopo aver navigato in brutte acque per gran parte del campionato (e dopo aver sostituito Liedholm con Spinosi salvo poi richiamarlo in tutta fretta dopo solo quattro giornate), si rese protagonista di un’importante rimonta che la portò a disputare lo spareggio per l’accesso alla zona Uefa con la Fiorentina, agganciata all’ultima giornata: a Pian di Massimo, dove si disputò lo spareggio, decise un certo Roberto Pruzzo..

Alla fine la Roma dovette accontentarsi dell’ottava piazza.

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STAGIONE 1989-1990

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LA ROSA

Portieri: Cervone G., Tancredi F.;

Difensori: Berthold T., Comi A., Gerolin M., Manfredonia L., Nela S., Oddi E., Pellegrini S., Petruzzi F.,Tempestilli A.;

Centrocampisti: Conti B., Cucciari A., Di Mauro F., Desideri S., Giannini G., Impallomeni S., Piacentini G.;

Attaccanti: Baldieri P., Muzzi R., Rizzitelli R., Voeller R.;

Allenatori: Radice L.

 

L’Inter dei record non seppe ripetere la stagione dell’anno precedente. Ad approfittarne fu il Napoli di Maradona, che riportò lo scudetto nel capoluogo campano dopo un’avvincente duello con il Milan.

La stagione iniziò però sotto il segno della Juventus e della Roma. La squadra giallorossa si presentò ai blocchi di partenza con una formazione che sembrava destinata ad un’annata di transizione: l’allenatore Gigi Radice non destava particolari entusiasmi nella tifoseria, ma ben presto convinse tutti. I giallorossi, che disputarono le proprie partite casalinghe al Flaminio in vista dei mondiali di Italia ‘90, provarono ad impensierire il Napoli insieme alla Juventus nelle prime giornate, sfruttando anche la falsa partenza di Inter e Milan. Il Napoli, tuttavia, respinse gli assalti di tutte le rivali ed andò in fuga, laureandosi campione di inverno con una giornata di anticipo.

La stagione 1989-1990 fu anche una stagione drammatica: il 27 agosto 1989 morì in Polonia l’indimenticabile libero juventino Gaetano Scirea, ed il 17 dicembre dello stesso anno, al Dall’Ara, Lionello Manfredonia (proprio il giocatore che aveva spaccato la curva giallorossa) rischiò di morire dopo essere stato colpito da infarto: si salvò, ma fu costretto ad abbandonare l’attività agonistica.

Nel girone di ritorno il Milan sacchiano mise la quinta: profittando di un calo dei partenopei, i rossoneri si portarono in testa alla classifica a febbraio e vi rimasero fino alla XIV di ritorno: a Bergamo, contro l’Atalanta, gli azzurri non seppero andare oltre lo 0-0, ma una monetina piovuta dagli spalti colpì Alemao, che venne sostituito da Bigon con Zola. Al Napoli venne accordato lo 0-3 a tavolino che permise l’aggancio in vetta tra le polemiche. Polemiche che proseguirono alla penultima di campionato, quando Lo bello espulse tre milanisti più Sacchi ed il Verona espugnò San Siro, permettendo al Napoli di presentarsi all’ultima di campionato con due lunghezze di campionato. La vittoria sulla Lazio significò il secondo scudetto della storia del Napoli.

La Roma del Flaminio fornì delle ottime prestazioni: fermò il Napoli in casa (1-1), sconfisse con una rete di Desideri la Juventus, e vinse il derby di ritorno con una rete di Voeller: dopo essere stata a lungo a ridosso delle prime in classifica arrivò un sesto posto onorevole, con una qualificazione tranquilla in coppa Uefa.

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